Il dono dello Spirito rinnova l’umanità

Pentecoste. Illustrazione di Fabio Vettori

DOMENICA 28 maggio 2023 – Pentecoste – ANNO A 

At 2,1-11
1 Cor 12,3-7.12-13
Gv 20,19-23

«Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati» Gv 20,22-23

Quando riflettiamo su ciò che lo Spirito opera nella vita del cristiano e della Chiesa allora scopriamo quanto il dono dello Spirito sia essenziale e fondamentale per la vita di ciascun cristiano e della Chiesa intera. Per farci comprendere il senso di questa azione dello Spirito le letture di questa domenica usano immagini che hanno una grande capacità significativa. Il vento e l’alito, che richiamano al respiro, quindi alla vita stessa; il fuoco, che indica luce, calore, forza irresistibile e inafferrabile, purificazione; le lingue che si sciolgono (e le orecchie che diventano capaci di ascoltare e comprendere) che stanno ad indicare comunicazione, comprensione, comunione, riconciliazione; la categoria del dono, che si trasforma in servizio e azione per costruire l’unità della Chiesa.

A partire da queste immagini dal valore simbolico, presenti nelle tre letture bibliche e nella splendida sequenza che viene cantata prima del Vangelo, comprendiamo ciò che lo Spirito opera nella vita del cristiano e della Chiesa.

Come vento, come alito e come fuoco lo Spirito rinnova interiormente gli uomini e la comunità degli uomini di modo che l’uomo singolo e la Chiesa intera respirino col respiro di Dio, siano rinnovati interiormente da questo respiro, siano purificati e ossigenati da questo respiro, siano in grado di trasmettere ad altri la forza vitale di questo respiro che riconcilia gli uomini con Dio restituendo loro il respiro di Dio che aveva animato il primo uomo (cfr. Gn 2,7).

In secondo luogo, lo Spirito è la fonte dei diversi doni che si trovano nella Chiesa ma anche la fonte della sua unità. Lo Spirito opera una notevole diversificazione dentro la comunità cristiana e al tempo stesso una profonda unità. La diversità di lingua, di doti, di sensibilità, di ruoli, di funzioni, ecc. non è più qualcosa che fa esplodere l’umanità come nella costruzione della torre di Babele, ma qualcosa che, grazie all’azione dello Spirito, la rende viva e organica, bella e varia, la fa corpo, la fa relazione d’amore a immagine della Trinità.

Il giorno di Pentecoste, nel Cenacolo di Gerusalemme e nel chiostro del mondo intero, è importante che noi prendiamo coscienza di tutto ciò ed invochiamo una nuova e potente effusione dello Spirito sulla Chiesa e sull’umanità. Questo perché la Chiesa e l’umanità intera si impegnino oggi a percorrere vie di riconciliazione, di comprensione interculturale, di dialogo interreligioso ed ecumenico, di unità nella pluralità, per la crescita della Chiesa e per la salvezza del mondo.

Il giorno di Pentecoste è importante che riprendiamo coscienza anche di quella personale effusione dello Spirito avvenuta su di noi nel battesimo e nella cresima. San Francesco, con un’intuizione mistica di grande profondità ci dice che “sopra ogni cosa dobbiamo desiderare di avere lo Spirito del Signore e la sua santa operazione” (Rb X,8: FF 104). È così che si rinnova la nostra vita, la Chiesa, l’umanità e l’intero creato.

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