Levico, la vecchia sequoia, tornata a “vivere” grazie all'artista olandese Mari Shields.
Nell'epoca di Twitter e di Facebook, passano nel dimenticatoio le altre forme espressive usate nel passato dagli innamorati: bigliettini, lettere, cartoline, foto e i primi filmati, incisioni sui massi o sugli alberi.
Venti metri di altezza e 250 anni di vita: in valle di Cavedine la “bora dei carboneri” è dal 2006 un albero monumentale
Abstract.
Lo stemma di Rovereto è caratterizzato da un rovere al naturale, sradicato, con foglie verdi e frutti in campo d'oro.
Non è proprio antichissima, a vederla sembra ancora giovane, ma ha comunque superato alla grande la settantina e non si direbbe. Si tratta del nostro albero delle noci (Juglans regia) da noi tutti chiamato, da sempre, la "nogara"...
Più conosciuta come “il fungo di Daone”, la “Bora de Boaz”, continua la sua lenta agonia.
Borgo, il faggio del baron Beppe.
Marco Arman donò a Mario Rigoni Stern il primo dei suoi quadri dedicati agli alberi nati prendendo spunto dal libro “Arboreto selvatico”: il larice.
Anche per il Trentino, terra di boschi dal fondovalle fino ai margini delle vegetazione in quota, vale più che mai il detto “fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce”.
Il larice di Bedole è l’unico albero monumentale del Parco iscritto anche nell’elenco degli alberi monumentali provinciale.
Gli alberi nei secoli hanno suscitato il profondo interesse dei pittori trentini. La rappresentazione di piante e alberi, di boschi e foreste spesso rivela una influenza artistica, più o meno diretta, d’oltralpe. Grandioso esempio ne è il ciclo dei mesi di Torre dell’Aquila.